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Appena partiti — fai una domanda: rispondiamo di solito entro un giorno lavorativo

Per i mittenti

Quanto si può guadagnare senza partita IVA nel 2026?

Non c’è un tetto: conta se il lavoro è occasionale. I 5.000 € valgono solo per i contributi INPS. Redditi diversi, forfettario e DAC7 spiegati.

· 9 min di lettura

Indice

In breve

  • Non c’è una cifra fissa: senza partita IVA puoi lavorare finché l’attività resta occasionale, cioè non abituale, qualunque sia l’importo. La soglia dei 5.000 € all’anno riguarda solo i contributi INPS: oltre, ti iscrivi alla Gestione Separata e paghi i contributi sulla parte eccedente.
  • Quello che guadagni con una prestazione occasionale è un reddito diverso. Lo dichiari tu, nel 730 (quadro D) o nel modello Redditi.
  • Se lavori tutte le settimane in modo organizzato, l’attività può diventare abituale anche molto sotto i 5.000 €. Allora serve la partita IVA, spesso con il regime forfettario.
  • Le piattaforme comunicano i compensi al fisco per la direttiva DAC7. La soglia di 30 operazioni o 2.000 € vale solo per la vendita di beni; per i servizi non c’è soglia.
  • Quello che ti paghiamo è nel tuo riepilogo annuale: con 25 pacchi a settimana, circa 1746 € netti all’anno.
  • AirPost è una rete di fulfilment peer-to-peer: i negozi online fanno imballare i propri ordini e consegnare a un punto di ritiro da persone verificate vicine ai loro clienti, pagate a pacco da casa. Nessun magazzino, nessun volume minimo di ordini.

La domanda che si legge ovunque è “quanto si può guadagnare senza partita IVA?”, e la risposta che circola è quasi sempre “5.000 euro”. È sbagliata, o meglio: risponde a un’altra domanda.

I 5.000 € sono la franchigia dei contributi INPS per il lavoro autonomo occasionale. Se ti serve la partita IVA, invece, non lo decide un importo: lo decide se l’attività è abituale.

Informazioni generali, non consulenza fiscale

Le regole cambiano e dipendono dalla tua situazione. Prima di decidere, chiedi al tuo commercialista, a un CAF o all’Agenzia delle Entrate.

Quanto si può guadagnare senza partita IVA?

Per il fisco, un lavoro autonomo svolto in modo non abituale produce redditi diversi (articolo 67 del Testo unico delle imposte sui redditi). Non serve la partita IVA e non c’è un tetto di importo.

Serve la partita IVA quando l’attività diventa abituale: continuativa, organizzata, ripetuta nel tempo. È un giudizio sui fatti, non su una cifra, ed è per questo che nessuna fonte ufficiale ti dà un numero.

Prestazione occasionalePartita IVA in regime forfettario
QuandoLavoro saltuario, non organizzatoAttività abituale
TassazioneIRPEF ordinaria, come reddito diversoImposta sostitutiva del 15%, 5% per i primi cinque anni se hai i requisiti
LimiteNessun tetto di importoRicavi fino a 85.000 € nell’anno precedente; oltre 100.000 € esci subito
Contributi INPSSolo oltre 5.000 € all’anno, in Gestione SeparataSì, secondo la gestione previdenziale
Dichiarazione730 quadro D o Redditi quadro RLModello Redditi, quadro LM
Due strade, e l’importo conta solo nella terza e nella quarta riga. Quale strada fa per te lo decide l’abitualità.

Cosa succede oltre i 5.000 €?

Se nell’anno i tuoi redditi da lavoro autonomo occasionale superano 5.000 €, sommando tutti i committenti, devi iscriverti alla Gestione Separata dell’INPS. I contributi si pagano solo sulla parte che supera i 5.000 €.

Superare i 5.000 € non trasforma da solo il lavoro in abituale, e restare sotto non lo rende occasionale. Sono due domande diverse, con due enti diversi: l’INPS per i contributi, l’Agenzia delle Entrate per le imposte.

Pacchi tutte le settimane?

Chi prepara ordini ogni settimana per uno o più negozi ha un’attività regolare. Anche se guadagni poco, chiedi a un commercialista se per te è ancora occasionale.

Occasionale o abituale: cosa guardare

Non esiste una lista ufficiale di criteri con un punteggio. Ci sono però segnali che un commercialista guarda sempre, e conviene porseli prima di iniziare.

  • Qualche ordine ogni tanto, senza un ritmo fisso, per un solo negozio.
  • Nessuna spesa organizzata: niente magazzino, niente attrezzatura dedicata.
  • Pacchi tutte le settimane, con giorni fissi di consegna al punto di ritiro.
  • Più negozi contemporaneamente, con scorte che restano a casa tua.
  • Il lavoro è diventato una fonte di reddito su cui conti ogni mese.

Più segnali con la croce ti riguardano, più è probabile che l’attività sia abituale. In quel caso la strada è la partita IVA, e il regime forfettario è spesso il più semplice per chi inizia.

Come si dichiara una prestazione occasionale?

Nel 730 i redditi da lavoro autonomo non esercitato abitualmente vanno nel quadro D, rigo D5. Nel modello Redditi Persone fisiche vanno nel quadro RL.

Si sommano agli altri redditi e sono tassati con l’IRPEF ordinaria. Se hai già uno stipendio o una pensione, questo reddito si aggiunge e paghi all’aliquota del tuo scaglione.

Dai compensi puoi togliere le spese che sostieni direttamente per quel lavoro, per esempio la carta e il toner per le etichette o il nastro che compri tu. Conserva le ricevute.

Cosa sa il fisco dei tuoi compensi? La direttiva DAC7

Dal 2023 la direttiva europea DAC7 obbliga le piattaforme digitali a comunicare all’amministrazione fiscale quanto incassano le persone che offrono servizi o vendono tramite loro. I paesi UE si scambiano questi dati.

La soglia che si cita spesso, meno di 30 operazioni e non più di 2.000 € all’anno, vale solo per la vendita di beni. Preparare e spedire pacchi è un servizio personale, e per i servizi non c’è soglia.

Parti quindi dall’idea che l’Agenzia delle Entrate possa conoscere i tuoi compensi, anche piccoli. Dichiararli tu è la strada più semplice.

Quanto guadagni con AirPost e cosa dichiari?

La tariffa per pacco la decidi tu, per ogni formato. Quella consigliata per un pacco da buca delle lettere è 1,50 €. Sul prelievo tratteniamo il 3%: è l’unica cosa che prendiamo.

A settimanaNetto al meseNetto all’annoLordo all’anno
10 pacchi58 €698 €720 €
25 pacchi146 €1746 €1800 €
50 pacchi291 €3492 €3600 €
100 pacchi582 €6984 €7200 €
Con la tariffa consigliata per il pacco da buca delle lettere, 1,50 €. Netto = dopo la commissione del 3%, prima delle imposte. Mesi di quattro settimane.

Guarda l’ultima riga: a 100 pacchi a settimana superi la soglia INPS di 5.000 €. Ma a quel ritmo la domanda vera non è più l’INPS, è se l’attività sia ancora occasionale.

L’IVA è un tema a parte. L’IVA sui tuoi servizi la gestisci tu; se apri la partita IVA, il commercialista ti dice come funziona nel tuo regime.

Come funziona con AirPost

  1. Ti registri e completi il profilo

    Scegli un nome utente, indichi CAP, indirizzo, dove tieni i pacchi, quanti ne gestisci al giorno e con quali corrieri lavori. Verifichi la tua identità e aggiungi un conto bancario per i prelievi.

  2. I negozi ti trovano

    Il tuo profilo compare nell’elenco in cui cercano i negozi. Vedono solo la tua zona; l’indirizzo completo lo condividi solo con i negozi con cui collabori.

  3. Prepari e consegni

    Il negozio ti manda le scorte e il materiale. Stampi l’etichetta, che paga il negozio, e porti il pacco in un ufficio di Poste Italiane, in un locker InPost o in un altro punto di ritiro del corriere.

  4. Vieni pagato

    Il saldo cresce appena il pacco è consegnato al corriere. Un compenso è prelevabile 3 giorni dopo la prima scansione del corriere; prelevi da 10,00 € e sul prelievo tratteniamo il 3%.

  5. Dichiari con il riepilogo annuale

    Compensi, spedizioni e trattenute, trimestre per trimestre. Se l’attività cresce, è il momento di parlare con un commercialista.

I corrieri disponibili in Italia sono nelle opzioni di spedizione. In quali paesi funziona AirPost lo trovi nella pagina dei paesi, e come iniziare come mittente in guadagnare da casa.

Cosa fai in pratica?

  1. Parti dal presupposto di dichiarare. Il compenso per un lavoro fatto per un negozio non è un regalo né un hobby.
  2. Tieni il riepilogo annuale. È la base per il 730 e per sapere se superi i 5.000 €.
  3. Controlla la soglia INPS. Somma tutti i tuoi redditi da lavoro autonomo occasionale dell’anno, non solo quelli dei pacchi.
  4. Conserva le spese. Carta, toner e nastro, se li compri tu.
  5. Fatti una domanda ogni tanto. Se lavori tutte le settimane per più negozi, chiedi al commercialista se è arrivato il momento della partita IVA.

Domande frequenti

Quanto si può guadagnare senza partita IVA?

Non c’è un importo massimo: la partita IVA serve quando l’attività è abituale, non quando superi una cifra. I 5.000 € all’anno sono la soglia oltre la quale ti iscrivi alla Gestione Separata INPS e paghi i contributi sulla parte eccedente.

Se supero i 5.000 € devo aprire la partita IVA?

Non per forza. Oltre i 5.000 € scatta l’iscrizione alla Gestione Separata dell’INPS. La partita IVA dipende dall’abitualità dell’attività, che si valuta sui fatti.

Dove dichiaro i compensi di una prestazione occasionale?

Nel 730, quadro D, rigo D5, oppure nel modello Redditi Persone fisiche, quadro RL. Sono redditi diversi e si sommano agli altri tuoi redditi.

AirPost comunica i miei guadagni al fisco?

Le piattaforme digitali sono obbligate a comunicarli dalla direttiva DAC7. Per i servizi personali, come preparare pacchi, non c’è una soglia minima. Parti dall’idea che il fisco possa conoscere i tuoi compensi.

Quale documento uso per la dichiarazione?

Il riepilogo annuale in AirPost: compensi, spedizioni e trattenute per trimestre. Il trattenuto è la commissione del 3% sui tuoi prelievi.

Fonti

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